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Gay & Bisex

Lucifero veneziano


di Membro VIP di Annunci69.it chupar
18.02.2026    |    2.620    |    6 9.3
"Si mise il preservativo, raccolse la saliva con la capocchia e iniziò a spingere, trovando una leggera resistenza..."
Era una sera densa di umidità e chiarori. Mi trovavo nei pressi di Piazza San Marco quando lo vidi. Non era come gli altri. Molti indossavano tricorni, parrucche incipriate, mantelli ricamati. Lui, invece, dominava la folla. Portava un abito settecentesco color prugna, di un velluto profondo che assorbiva la luce delle lanterne. Sulle spalle si aprivano due grandi ali di piume nere, ampie e arcuate, dall’aspetto mefistofelico. Non ali decorative, ma quasi anatomiche, come se potessero muoversi da un momento all’altro. Aveva un pizzetto brizzolato ben curato, visibile sotto una maschera argentata cesellata con motivi barocchi. Due occhi scuri, penetranti, scrutavano il mondo attraverso le feritoie sottili.
Mi accorsi che lo stavo fissando da un po'. E mi accorsi che lui lo sapeva.
Attraversò il porticato con passo lento, sicuro. Le ali ondeggiavano appena, producendo un fruscio leggero al vento. Quando mi passò accanto, sentii un profumo intenso di tabacco.
- Ve diverte ‘a commedia? - mi chiese senza guardarmi. La sua voce era bassa, educata.
Dipende dal ruolo che mi viene assegnato - risposi, sorprendendomi della mia prontezza.
Voltò il capo verso di me: E che ruolo crede de aver stasera?
Esitai: Quello di chi osserva. Ma potrei anche cambiare parte. Siamo a carnevale, no?
Un sorriso appena accennato increspò il pizzetto: De solito le parti no le se cambia a metà percorso. Ghe xe chi che nasce par èsser protagonista, ativo, e chi par subir… certe sedussion.
Mi guardò la fede al dito - Se no gavé paura de scoprire chi siete, conosco un calleto poco distante. Podarìa parlar senza pubblico e, se volé, ve offro un cicchetto – mi disse abbassando la voce e tastandosi distrattamente l’uccello.
- Guidate voi?
I suoi occhi si strinsero leggermente: Sempre!
Ci allontanammo dalla folla, lasciando alle spalle la musica e il brusio. Camminammo per un bel po’. Attraversammo una fondamenta semideserta, poi svoltammo in uno strettissimo vicolo, tanto angusto che le sue ali sfiorarono i muri umidi. Sopra di noi, una finestra socchiusa lasciava filtrare una luce tremolante. Di fronte un arco e l’acqua di un canale.
Mi voltai verso di lui. Le ali riempivano quasi tutto lo spazio. Non vi togliete la maschera – sussurrai – nemmeno ora?
Lui inclinò appena il capo: L’è importante? No se conossemo e doman saremo altre persone!
Mi abbracciò e mi baciò teneramente. Cercai di rilassarmi, ma mi bloccai quando le sue mani fredde scivolarono sul mio petto, superando il maglione che indossavo. Mi strinse con forza esperta il capezzolo sinistro, facendomi sospirare.
Mi prese la mano e la posò sul suo pacco. Gli calai i pantaloni e il mio Lucifero non portava neppure le mutande. Iniziai a masturbarlo. La sua pelle era così calda che il piacere cominciò a possedermi.
Ti piace? Mi chiese a bassa voce, mentre il suo sesso cresceva.
Mi fermai e i miei occhi si spalancarono alla visione del suo membro che saliva maestosamente, leggermente ricurvo verso l’alto.
- Molto!
Spingendomi dal capo: Allora…Sotòmetite al to Lusefer!
Gli ho ispezionato il cazzo, ammirandone la durezza e le vene sporgenti. La cappella era uno spettacolo. Era anche molto spesso e il solo pensiero di dovermi sottomettere, allargando la bocca per riceverlo dentro mi procurò un brivido e un piacevole senso di dominazione.
- Sùcia el to nètare!
Mi spostai in avanti fino a chiudere la punta del suo cazzo tra le labbra. Poi, aprendo la bocca, lo lasciai scivolare più a fondo, strusciando la lingua lungo la parte inferiore del suo tronco nodoso.
La saliva aggiunse lubrificazione e iniziai a lavorare con la mano lungo l’asta, facendola entrare e uscire, stringendola forte e pompando in sincronia.
Si staccò da me, reggendosi in alto il cazzo: Bàsime i durèi!
Gli lappai i coglioni, uno per volta, con dedizione. Quindi ripresi a lavorarlo di lingua e di gola. Più succhiavo e più lo sentivo gemere di piacere.
Avevo voglia di essere dominato da quel maschio misterioso. Mi tolsi di bocca il cazzo e gli chiesi di sottometterti. Avevo voglia di godere.
Mi sedetti per terra, e mi asciugai un filo di liquido che colava con il dorso della mano. Mi fece alzare e girare. Mi calò i pantaloni e gli slip. Mi sputò sull’ano, una, due volte. Si mise il preservativo, raccolse la saliva con la capocchia e iniziò a spingere, trovando una leggera resistenza. Mi afferrò per i fianchi e lo spinse lentamente. Emisi mugolii, mi mossi per alleviare la penetrazione mentre quello restava piantato dentro. Poi iniziò un lento su e giù, sino a quando il mio buchetto si dilatò. A quel punto iniziò a muoversi più velocemente con il cazzo sempre più gonfio.
Cominciai a godere, masturbandomi e carezzandomi le palle. Il mio seme finì sui mattoni intrisi di umidità. A quel punto Lucifero uscì da me, gettò nel canale il preservativo, m’afferrò ai lati del viso e me lo infilò di nuovo tra le labbra: Sùcia!
Lo ciucciai intensamente, gli passai la lingua su tutto il cazzo per poi scendere a succhiargli le palle. Aumentai il ritmo e lo sentii ansimare: Ghe te sboro!
Lo imboccai a fondo e sentii il suo sperma esplodermi in bocca. Godetti di quel nettare tra il dolce ed il salato che piano colò dalla bocca alla gola. Una volta gustatone il sapore, ingoiai.
Un rumore improvviso ci fece sussultare. Dal fondo del vicolo, come comparsa dal nulla una comitiva di ragazzi irruppe nella scena. Mi voltai confuso anche dal motore di una barca che era appena passata dal canale. Il mio Lucifero era sparito, si era dileguato forse "volando" sulla barca, lasciando sulla strada una piuma nera.
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